Cromoterapia: cos’è? Un viaggio nella storia alle origini di questa pratica

Vi sarà sicuramente capitato di leggere nei depliant di SPA e centri estetici, il termine doccia cromoterapica scritto in caratteri cubitali. Magari invece vi è capitato di sentire qualche conoscente sperticarsi in lodi sui benefici di questa pratica, lanciandosi in complicate spiegazioni sulle azioni dei chakra in associazione ai colori, lasciandovi ancora più confusi di prima.

Ma esattamente, cos’è la cromoterapia?

Facciamo un po’ di chiarezza.

La cromoterapia viene definita come una metodica di trattamento che utilizza lo spettro visibile (ovvero i colori) e quello invisibile (raggi UV e infrarosso) delle radiazioni elettromagnetiche, per la cura delle malattie.

Da sempre l’uomo ha intuito l’azione benefica della luce solare; la terapia della luce veniva utilizzata nell’antico Egitto, in Grecia, Cina e India. In Egitto si credeva che il potere curativo dei colori fosse stato scoperto dal dio Thoth. Nella cultura greca, si riteneva fosse stato Ermete Trimegisto, con cui comunque la figura di Thoth presenta notevoli affinità. In entrambe le culture venivano utilizzati i colori primari, quindi il giallo, il blu e il rosso ed era pratica comune utilizzare pietre e cristalli colorati a scopo terapeutico e propiziatorio. Questa pratica può ricordare la odierna convinzione secondo cui ad ogni segno dell’Oroscopo corrisponde una pietra “portafortuna” di uno specifico colore. Nell’antica Grecia era radicata la convinzione che il colore svolgesse un ruolo fondamentale nella guarigione, e a questo scopo venivano utilizzati vestiti, oli e intonaci e anche i templi dedicati alle divinità guaritrici erano dipinti in diverse tonalità. Lo stesso Ippocrate, nella sua teoria degli umori, attribuiva ad ogni umore (sangue, flegma, bile gialla e bile nera) un colore, un elemento (terra, aria, fuoco, acqua) ed una sede specifica dentro il corpo, correlando il tutto con le 4 stagioni e le 4 fasi della vita, spiegando così l’insorgenza delle patologie come disequilibri dei quattro umori in relazione a questi diversi fattori.

Più avanti nel corso della storia, il noto medico persiano Avicenna rilevò come “il colore è un sintomo osservabile della malattia”. Sviluppò anche una tabella che correlava il colore alla temperatura e alle condizioni fisiche del corpo. Riteneva infatti che il rosso favorisse il sanguinamento, il blu o il bianco lo facessero diminuire. Al giallo invece attribuiva proprietà antidolorifiche e antinfiammatorie. Le sue teorie e le sue innumerevoli scoperte hanno avuto ampia diffusione in Europa e la sua opera più importante, I canoni della Medicina, è rimasto per secoli uno dei fondamenti della pratica medica europea.

Nel 1876 l’americano A.J. Pleasanton pubblicò un libro, stampato su pagine blu, intitolato The Influence of the Blue Ray of the Sunlight and the Blue Color of the Sky in cui affermava che la luce blu fosse il miglior rimedio in caso di ferite, ustioni o dolori. Riteneva inoltre che avesse effetti benefici su piante, frutti e animali che, se esposti, aumentavano le proprie dimensioni. Tuttavia il lavoro di Pleasanton fu ritenuto carente dagli scienziati del tempo che ne criticarono la mancanza di prove ed evidenze scientifiche. Altri americani, come Pancoast e Babbit, si interessarono all’argomento. La cromoterapia come la intendiamo oggi però è quella plasmata da Ghadiali.

Dinshah Pestanji Ghadiali nacque a Bombay, in India, il 28 Novembre del 1873. Nel 1911 si trasferì in America, di cui divenne cittadino nel 1917. Affermava di avere una laurea in Medicina presa in India, che non venne comunque mai riconosciuta negli Stati Uniti. Fu in questo periodo che Ghadiali iniziò a sviluppare la sua teoria, che chiamò spettrocromoterapia, basata sull’esistenza di una vibrazione di colore che stimola o inibisce il flusso di energia su un organo specifico. Sapendo quindi quale sia l’azione dei diversi colori sui diversi organi è possibile trattare il corpo con la giusta vibrazione di colore, reintroducendo gli elementi biochimici necessari, curando così le malattie grazie al ripristino dell’equilibrio cromatico del corpo. Ghadiali stabilì anche quali fossero i punti, che ricalcano quelli dei chakra, da irrorare coi raggi colorati per arrivare alla guarigione.

Il termine chakra è mutuato dalle filosofie orientali, le quali definiscono delle aree lungo la colonna vertebrale in cui si va a concentrare una forte energia. Ogni chakra è sensibile ad un colore differente e corrisponde alle maggiori ghiandole endocrine e ai differenti stati di coscienza e personalità. Ad esempio, per il trattamento del diabete si ricorreva all’alternanza di luci gialle e magenta e di una dieta a base di amido e zucchero grezzo. Per gli affetti da Gonorrea, invece, meglio la luce blu o verde.

Questa teoria venne esposta nella sua voluminosa enciclopedia, la Spectro-Chrome Encyclopedia, a cui fece seguito anche un periodico mensile. Ghadiali curò per oltre trent’anni i suoi numerosi pazienti che, dietro il versamento di una cospicua somma di denaro, potevano usufruire dei trattamenti del suo Spettrocromo a cui spesso si poteva abbinare il Favoroscopo, che indicava l’ora migliore nella giornata per sottoporsi ad una seduta cromoterapica. La sua lunga carriera però fu costellata da diversi processi per truffa per l’utilizzo della cromoterapia. Furono molti i parenti di pazienti di Ghadiali a testimoniare i danni riportati dai loro cari che sospendevano e terapie tradizionali a favore della spettrocromoterapia, talvolta rimettendoci addirittura la vita, come nel caso dei pazienti diabetici che sospendevano l’insulina. Anche le testimonianze a favore della difesa si rivelarono controproducenti durante i processi: è famosa la testimonianza dell’uomo epilettico che, dopo aver dichiarato entusiasticamente che il dottor Ghadiali lo aveva curato definitivamente dall’epilessia, cadde vittima di un violento attacco epilettico proprio di fronte al resto della corte. Ghadiali morì il 30 Aprile del 1966 a Malaga, nel New Jersey.

Spettrocromo

Al giorno d’oggi la cromoterapia targata Ghadiali è giustamente considerata una pseudoscienza, in quanto priva di evidenze scientifiche e la sua diffusione rimane circoscritta alla pratica delle medicine alternative e a fonti non attendibili su internet. Ovviamente il viaggio della cromoterapia nella storia non finisce qui. Nel prossimo articolo scopriremo se e quando viene utilizzata nella medicina moderna e su quali basi scientifiche.

 

Bibliografia

  • A Critical Analysis of Chromotheraphy and Its Scientific Evolution, Samina T.Yousuf Azeemi and S. Mohsin Raza

  • La falsa scienza: invenzioni folli,frodi e medicine miracolose dalla metà del Settecento ad Oggi, Silvano Fuso

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