Picasso e l’opera manifesto

Pablo Picasso è un artista che ha vissuto e rappresentato il passaggio dall’arte ottocentesca all’arte nuova. Fino al 1907, quando dipinse Les Demoiselles d’Avignon, fu fedele alla raffigurazione tradizionale e nonostante abbia raggiunto livelli d’eccellenza sentì l’impulso di dare nuova vita alla propria arte, mantenendo come cardine la realtà. Questo non gli impedì di gettarsi anima e corpo sulla sperimentazione, interessandosi per primo alla sintesi della forma, al ribaltamento dei piani, che sono delle problematiche già affrontate da Cezanne nel momento in cui si accorse che la pittura impressionista era diretta verso un vicolo cieco. Picasso si interrogò sulla questione del volume, studiando i principi di Cezanne – cono, sfera, cilindro1 – della composizione strutturale dell’arte negra, analizzandola nella sua plasticità. La vita di Picasso è stata accompagnata da un velo di malinconia ed empatia, cosa che lo fece relazionare con gli ultimi e agli umili della società. Le sue opere raffiguravano scene di sofferenza o in ogni caso fanno trasparire il suo interesse sociale verso2 queste problematiche legate ad episodi di vita comune.

L’artista spagnolo, nel suo studio parigino del Bateau-Lavoir, sviluppò due modi di fare arte. Nel primo, di antica tradizione, le figure sono riconoscibili e le apparenze appaiono tali alla realtà, l’artista è guidato da una musa come se “un essere sconosciuto guidasse la mano dell’artista3. Con questa metodologia si può lavorare ininterrottamente a numerose opere senza far fatica, poiché gli artisti “non sono uomini, ma strumenti poetici e artistici” e ancora “… sono come il prolungamento della natura e le loro opere non sono filtrate dall’intelligenza.”4 Nel secondo metodo, per potersi esprimere, l’artista deve guardare innanzitutto dentro se stesso e procedere per tentativi, senza influenze o ispirazioni. Solo attraverso questo processo raggiunge ciò che vuole raffigurare. “Picasso era un artista come i primi. Non vi fu mai spettacolo tanto fantastico come la metamorfosi ch’egli subì nel divenire un artista come i secondi.”5

Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon,
1907, olio su tela, 243,9×233,7 cm. Museum of Modern Art, New York

Nel 1907 l’estetica di Picasso mutò improvvisamente quando cominciò a dipingere il celebre quadro Les demoiselles d’Avignon, opera che continuò a subire interventi – tentativi per tentativi – sino a quando il pittore non si stufò di lavorarci e la tenne nascosta nel suo studio. È l’opera che segna il passaggio dall’arte tradizionale all’arte nuova: i disegni preparatori non hanno un’estetica cubista, ma tradizionale. Dalla prospettiva, che garantisce un distacco tra il primo piano e lo sfondo, dalla rappresentazione delle figure che richiama la classicità e dalla tridimensionalità si riconoscono tutti i canoni dell’arte tradizionale. La scelta di cambiare estetica avvenne dunque in corso d’opera anche per quanto riguarda la tematica. Nei bozzetti preparatori appaiono nella totalità sette figure, delle quali due erano maschili, presumibilmente un marinaio e uno studente di medicina che si son recati in un bordello della rue Avignon, a Barcellona, accompagnati da cinque figure femminili. Ritorna quindi il tema della vita quotidiana. Successivamente, Picasso scelse di rappresentare solo le figure femminili, eliminando quelle maschili e trasformò lo stile della propria pittura. Le figure vengono scomposte in solidi. I seni di una delle donne altro non sono che forme geometriche acuminate. Il colore diventa quasi monocromo, si nota qualche variazione tonale, e si assottiglia la differenza tra i piani che si intersecano tra loro, annullando così la profondità. Le tre figure laterali sono rappresentate in un modo totalmente diverso dalle due centrali. I loro volti, infatti, hanno un aspetto più rude perché la scomposizione è accentuata e marcata e anche il corpo subisce lo stesso effetto di scomposizione. Nella grande opera entra fin da subito il concetto di tempo e quarta dimensione e lo si può individuare nella ragazza seduta di spalle ma con lo sguardo rivolto verso lo spettatore. 

Particolare dell’opera Les demoiselles d’Avignon.

In questo caso i tempi di posa sono differenti e l’artista ha fatto propria nella sua mente l’immagine e poi l’ha riportata sulla tela. Le tre donne sono un rimando all’arte negra che era molto in voga in quegli anni tra le avanguardie, per via di una riscoperta dell’arte primitiva che entra a far parte della rivoluzione artistica per l’assenza di prospettiva e delle regole anatomiche che non rappresentarono più l’elemento centrale della pittura.

 

NOTE

1  http://www.treccani.it/enciclopedia/cubismo_(Enciclopedia-dei-ragazzi)

2 Cubismo” di Jolanda Nigro Covre, ed. Giunti, 2016 pag. 12

3 “I pittori cubisti-meditazioni estetiche” di Guillaume Apollinaire, pubblicato il 1912. Ed. SE, pubblicato nel luglio 2015. Pag. 34

4 “I pittori cubisti-meditazioni estetiche” di Guillaume Apollinaire, pubblicato il 1912. Ed. SE, pubblicato nel luglio 2015. Pag. 34

5 “I pittori cubisti-meditazioni estetiche” di Guillaume Apollinaire, pubblicato il 1912. Ed. SE, pubblicato nel luglio 2015. Pag. 35

1 thought on “Picasso e l’opera manifesto

  1. Virginia Monteleone, La truffa Guernica e la guerra di Joselito, Eco Internazionale, 26 maggio 2018. L’odissea di Guernica che Picasso non voleva far tornare in patria. Parigi gli dedica una mostra, ma il quadro non c’e, su L’HuffPost, 3 aprile 2018.

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