Aquile Randagie: un giorno in più del fascismo

Scout. Lo dico subito, come prima cosa, che questa storia riguarda loro. Si, quei tipi fessi, coi pantaloncini corti in inverno, che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada e cantano canzoni che farebbero vergognare Cristina D’Avena. Ti hanno sempre lasciato un po’  perplesso, con quella loro organizzazione che ti sembra un po’ paramilitare e tutto quel tempo in chiesa.

Ma se hai mai partecipato ad una manifestazione dichiarandoti orgogliosamente antifascista, se hai un nonno partigiano, ti senti italiano, o anche solo pensare a un mondo in cui fascisti e nazisti hanno vinto la guerra ti fa rabbrividire, lascia da parte tutti gli stereotipi e  leggi la loro storia. Che poi, a ben vedere,  è anche la tua.

Ottobre 1925. Sono passati pochi mesi dal famoso discorso alla Camera sull’omicidio Matteotti quando, nel suo discorso alla Scala di Milano, Benito Mussolini dice:

tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato

In uno Stato che oramai si identifica col fascismo, queste parole delineano in maniera abbastanza netta quello che sarà l’approccio del fascismo stesso a qualsiasi cosa non possa essere inglobato al suo interno: l’eliminazione. Meno di un anno dopo, il 3 Aprile del 1926, viene firmata una legge “fascistissima” che promuove la nascita del ONB, l’Opera Nazionale Balilla che, nelle intenzioni iniziali, dovrebbe inglobare e assorbire tutte le associazioni giovanili comprese quelle cattoliche, per evitare influenze esterne o contrarie al Partito. Dopo un braccio di ferro con la Santa Sede durato anni, il 9 aprile 1928, il Consiglio dei Ministri decide che le associazioni scout in Italia debbano fondersi nell’Opera Nazionale Balilla. Il CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani) nonostante la protezione della casa reale (il principe Umberto I è primo esploratore d’Italia) viene costretto a sciogliersi e a devolvere il proprio patrimonio associativo all’ONB. L’ASCI (Associazione Scout Cattolici Italiani) invece non ci sta e per questo viene sciolto. Lo scoutismo sembra morire, quel 22 Aprile, nella cripta dell’Arcivescovado a Milano, mentre i ragazzi depongono tristemente le fiamme, simbolo dei reparti che vengono così sciolti. 

Nessuno si accorge che, fra quelle fiamme, ne manca una, quella del Milano 2. 

Aquile Randagie nel 1935

Porta con sé una minuscola fiammella, una speranza. Quella sera, nella cappella del Santo Sepolcro, proprio davanti alla Casa del Fascio, lo scoutismo del Nord Italia rinasce, con la promessa di un giovane esploratore e un gruppo di ragazzi che decide che non ci sta:

non è  giusto, non lo accettiamo che ci venga impedito di vivere secondo la nostra legge. Legge di lealtà, libertà, fraternità. Noi continueremo a fare del nostro meglio per crescere uomini onesti e cittadini preparati e responsabili.

Sono nate le Aquile Randagie. Per 16 anni, 11 mesi e 5 giorni, detti di Giungla Silente, porteranno avanti le loro attività, resistendo, come promesso, un giorno in più del fascismo. Meno di un mese dopo una ventina di ragazzi tra gli 11 e i 17 anni fa la sua prima uscita tra i monti della Brianza, guidati da Giulio Cesare Uccellini, detto Kelly e da Virgilio Bonelli, detto Aquila Rossa. Prendevano tutti un nome in codice, ispirato al Libro della Giungla o alla natura, come Alce, Lupo Bigio, Hati o alcuni addirittura più espliciti, come fece il Monsignor Andrea Ghetti, che prese il nome di Baden, con un chiaro riferimento a Baden-Powell, il fondatore degli scout. In questo modo potevano comunicare senza paura di ripercussioni, utilizzando anche tutte le tecniche apprese, come il codice Morse o il linguaggio del bosco. Per scambiarsi i messaggi usavano un vecchio foro in una colonna in Piazza dei Mercanti. Negli anni seguenti le attività non solo non si fermarono, ma si intensificarono: nel 1930 nasce Estote Parati, un giornale clandestino che racconta le attività delle Aquile Randagie, e nel ‘33 e di nuovo nel ‘37, alcuni di loro riuscirono addirittura a partecipare al Jamboree, un  evento unico volto a riunire gli scout di tutto il mondo. 

Sir Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scout al 4° Jamboree, 1933

Nel settembre del ‘39 le Aquile trovano finalmente il loro “Paradiso perduto”: è la Val Codera, un angolo magico incastonato tra le Alpi e raggiungibile solo a piedi o in bicicletta, una piccola isola felice in cui poter svolgere i campi e le attività in tutta tranquillità, grazie anche alla complicità dei finanzieri e dei pochi abitanti del luogo. La Val Codera diviene un rifugio sicuro in un’Italia che diventa sempre più cupa e nera: l’entrata del paese in guerra nel giugno del ‘40 dà il via ad anni di restrizioni sempre maggiori, sia sul piano quotidiano sia su quello dei diritti civili. L’adesione alle Aquile Randagie infatti è una fonte di rischio costante, sia per chi ne fa parte sia per le famiglie: minacce, perquisizioni a sorpresa, pestaggi e denunce sono sempre dietro l’angolo e più di un ragazzo dovette subirle. Lo sa bene Kelly che nel ‘42 verrà picchiato da uno squadrone fascista: l’attacco gli costerà diversi giorni in ospedale e la perdita dell’udito e dell’equilibrio. 

L’8 Aprile del 1943 viene firmato l’Armistizio e nasce la Repubblica Sociale Italiana. Dopo anni di esistenza-resistenza passiva, per le Aquile Randagie arriva il momento di decidere di entrare in un gioco più grande e giocare la loro parte. Loro la giocano seguendo la legge  e la promessa  alla base del gioco scout:

“si rendono utili e aiutano gli altri”    e  “aiutare gli altri in ogni circostanza”

Il Servire è una parte costitutiva fondante e essenziale dello scoutismo. Lo scout impara fin da bambino a prestare una attenzione particolare a chi lo circonda. Le Buone Azioni che compie da lupetto non lo lasceranno più: continuerà a farle, con sempre maggiore attenzione e consapevolezza, senza avere la necessità di farne un vanto. Il Servizio è la forza dello scoutismo, la continua scoperta e conferma dell’insegnamento di Baden-Powell: il vero modo di essere felici e procurare felicità agli altri. Lo sapeva bene Baden che diceva:

Servire è fare qualcosa per gli altri, spinti dalla carità e sotto la direttiva di qualcuno che il servizio organizza e dirige

Nel Servizio, nella mano protesa verso i perseguitati, le Aquile Randagie trovano la loro strada per la Resistenza attiva: pochi giorni dopo l’Armistizio nasce l’O.S.C.A.R. (Opera Scout Cattolica Aiuto Ricercati) .

” Il nome di OSCAR all’orecchio di chiunque poteva sembrare il nome di una persona, perciò la comunicazione avveniva telefonicamente pur sospettando la sorveglianza dei telefoni. Chi doveva portar fuori gli ebrei segnalava: ‘Ciao Oscar, Oscar come stai, allora c’è da fare quella solita passeggiata o si deve fare quel deposito o devi portare quel pacchetto, allora ci troviamo al solito posto’. Tutto questo poteva sembrare una conversazione tra amici”

L’attività dell’OSCAR gravava su un gruppo formato dalle 15 e alle 40 persone, per lo più ragazzi. Si occupavano di garantire documenti falsi e passaggi sicuri per la Svizzera a ebrei e rifugiati politici. Nonostante la segretezza e l’attenzione fossero fondamentali, furono trattati casi molto più spericolati, come quello di Gabriele Balcone, un bimbo ebreo di appena 4 anni. Denunciato insieme alla sua famiglia, reo di essere di sangue ebraico come sua madre, Gabriele sfugge per un pelo alla deportazione nei campi di sterminio: affidato ad una suora prime della deportazione, viene, grazie alla complicità della suora e di un medico, condotto in ospedale per una inesistente operazione urgente per appendicite. Poche ore dopo, nel reparto d’ospedale, alcuni membri dell’OSCAR tra cui Baden e Kelly rapiscono il piccolo Gabriele, riuscendo a nasconderlo e a farlo ricongiungere col padre, l’unico membro superstite della famiglia. 

L’OSCAR ha allestito una fitta rete di soccorso, con un vasto appoggio del clero sul territorio, come si rende evidente dall’attenzione che fascisti e SS dedicano ai preti. Don Enrico Brigatti e Don Giovanni Barbareschi vengono arrestati e su Don Aurelio Giussani e Baden pende un mandato di cattura, con l’ordine di sparare a vista.

Sono i laici però a pagare il prezzo più alto. Peppino Candiani muore a 19 anni sotto i colpi di pistola nazista, mentre aiutava un giovane a raggiungere la Svizzera. Nino Verri, che cercando di raggiungere i partigiani viene trovato da una pattuglia fascista e condannato a morte per fucilazione. Il giorno dopo la sua morte gli ufficiali che l’hanno ucciso si arrenderanno agli Alleati.  Nei campi di concentramento italiani e tedeschi troveranno invece la morte Rolando Petrini, Franco Rigida, Carlo Bianchi e Teresio Olivelli, questi ultimi rei di aver dato vita ad  un giornale clandestino “il Ribelle” che esce <<come e quando può>>. 

Il primo numero di <<IL Ribelle>>, 5 Marzo 1944

Sono tante le vite spezzate, ma ancora di più quelle che l’OSCAR  ha tratto in salvo:  vengono portate in salvo 2.166 persone tra cui il famoso giornalista Indro Montanelli, stampati 3000 documenti falsi, compiuti 500 preallarmi, il tutto in circa 20 mesi.

Ma le Aquile Randagie fanno di più. Finita la guerra, si adoperano per proteggere un convoglio sanitario tedesco da vendette o ritorsioni. Cogliendo appieno l’essenza del loro essere cristiani, si mettono ancora una volta al servizio del più debole, poco importa che fosse colui che fino al giorno prima li perseguitava. Questo episodio, con gli occhi di oggi, può sembrare banale, stucchevole quasi. Ma fermatevi per un istante a pensare a quanto coraggio, quanto amore per gli altri, a quanto fosse forte la loro intima convinzione che in tutti c’è almeno un 5% di buono, per mettersi a difendere persone che ti hanno minacciato, picchiato, che ti hanno perquisito puntandoti contro un fucile, che hanno arrestato i tuoi amici e i tuoi parenti, che li hanno uccisi. All’Arsenale della Pace, a Torino, è scritto:

La bontà è disarmante

Questo le Aquile Randagie ce lo insegnavano già 75 anni fa. Un esempio limpido, pulito, di antifascismo militante compiuto da ragazzi, a dimostrare che non si è mai troppo piccoli per cambiare le cose. Il primo straordinario atto di ribellione e fedeltà che decidono di compiere è semplicemente quello di continuare a esistere, per resistere. È la storia di San Giorgio che prova a  sconfiggere il drago, di come sia possibile e necessario continuare a fare ciò in cui si crede e che si ritiene giusto, anche quando sembra impossibile, anche quando hai, letteralmente, il mondo contro.  Di più, è la più bella delle favole, dove i buoni si impegnano e alla fine il Bene, quello fatto di sacrificio, attenzione, amore e rispetto per il prossimo, di qualsiasi colore o schieramento sia,  e alla fine quel Bene vince.

Ma è ancora più di questo, perché non è una favola, è una storia vera. Adesso che nel mondo sembra di nuovo che si diffondano muri, nazionalismi, divisioni, in cui il razzismo e la paura del diverso, sgomitano nei discorsi dei potenti, adesso, in cui l’ora si fa cupa, abbiamo bisogno di sapere che è reale, che è successo davvero.

E se è successo una volta può succedere di nuovo, e se l’hanno fatto loro, posso farlo anche io.

Perché in fin dei conti, se non ora, quando?

E se non io, chi?

Ciò  che noi fummo un dì,

Voi siete adesso.

Chi si scorda di noi,

Scorda se stesso.

Anonimo, Val Codera.

Fonti:

-Benito Mussolini, discorso per il terzo anniversario della Marcia su Roma, 28 Ottobre 1925;

-L. n°2247, 3 Aprile 1926, Istituzione dell’Opera Nazionale Balilla per l’assistenza e l’educazione fisica e morale dei giovani;

– R.D.L. 9 aprile 1928, n. 696, portante modificazioni al Regio decreto-legge 9 gennaio 1927, n. 5, concernente l’istituzione dell’Opera nazionale balilla per l’assistenza e l’educazione fisica e morale della gioventù;

-L’inverno e il rosaio, a cura di Arrigo Luppi, Editrice Ancora Milano, 1982;

-Carlo Verga e Vittorio Cagnoni, Le Aquile Randagie, nuova Fiordaliso, 2002;

-MOSTRA “RESISTENZA E SCOUTISMO CATTOLICO”, 1985 testi a cura di Giuliano Uccelli;

-Andrea Ghetti, Al ritmo dei passi, Editrice Ancora Milano, 1983;

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