Salviamo chi cura: il futuro del SSN

Intervista al Dott. Fabio Vitiello, Presidente di Farmacia Politica e membro del coordinamento per la Mobilitazione Permanente per il SSN.

Negli ultimi mesi, il Sistema Sanitario Nazionale ha assunto un ruolo centrale nelle nostre vite. Improvvisamente, questa struttura elefantiaca e bistrattata che si dirama capillarmente in tutto il paese è diventata un porto sicuro. Medici, infermieri e personale sanitario sono stati acclamati come eroi, con proclami di imperitura gratitudine. Ma la verità è che, per quanto sia stato capace di reggere il colpo, il nostro amato SSN lo ha anche subito, mostrando tutte le sue crepe e fragilità. Da più parti, sono arrivate dichiarazioni sulla necessità di una riprogrammazione del SSN, di una migliore gestione della medicina del territorio, tanto fondamentale quanto abbandonata. Ma adesso che l’estate è arrivata e che la pandemia sembra finita, il Sistema Sanitario è nuovamente sparito da tv e giornali ed è tornato nell’ombra.

Nell’ombra sono tornati anche i camici bianchi e le loro preoccupazioni, per un presente fragile e un futuro incerto. I giovani medici però non ci stanno.

Dal 29 Maggio è iniziata una mobilitazione permanente su tutto il territorio nazionale, per rivendicare, tra le altre cose, il diritto ad una formazione specialistica per garantire una sanità di qualità. Per capire un po’ meglio come si sta evolvendo la protesta, specialmente nella nostra regione, abbiamo chiesto al Dott. Fabio Vitiello, Presidente di Farmacia Politica, di parlarcene:

 

Sono Fabio Vitiello, Presidente di Farmacia Politica. La nostra associazione fa parte di un coordinamento nazionale che ha avviato una mobilitazione permanente. Questo coordinamento è composto da tutta una serie di associazioni nazionali che si occupano sia di rappresentanza studentesca universitaria che di segretariato medico-sanitario. Le cito: Salviamo Ippocrate, Chi si cura di te, ER ( ex-rappresentati in  prima linea), Farmacia Politica, Link Area Medica, Materia Grigia, Reset UniCa, SIGM ( Segretariato Italiano Giovani Medici). Con loro abbiamo deciso di iniziare la nostra mobilitazione permanente il 29 Maggio, in 21 piazze italiane contemporaneamente; noi ci siamo impegnati per portare avanti la protesta in particolar modo nella piazza di Cagliari, per rappresentare la Sardegna. Abbiamo manifestato in piazza Garibaldi, con la partecipazione di un centinaio di camici bianchi, fra studenti di medicina, giovani medici, neo-abilitati, specializzandi, tutti scesi in piazza per chiedere una riforma del Sistema Sanitario. In particolar modo uno dei punti cruciali della nostra richiesta è l’abolizione dell’imbuto formativo.

Durante questa emergenza sanitaria, si è parlato più volte della carenza di medici e operatori. Da più parti, come soluzione, è stato proposto aumentare i posti a medicina. Può essere davvero la soluzione al problema?

Naturalmente anche l’ingresso alla Facoltà di Medicina fa parte di una riforma complessiva della sanità che tutti noi auspichiamo. Bisogna però essere molto corretti e molto chiari partendo da dei dati e analizzando ciò che serve alla sanità. Ciò che serve non sono medici ma specialisti, un concetto che io e il coordinamento vogliamo ribadire.  La programmazione dell’ingresso in medicina non deve essere snaturata; si possono trovare delle formule diverse, dei correttivi, però il problema reale è la mancanza di specialisti, ed è quello che le nostre piazze rivendicano. Allo stesso tempo bisogna investire nella medicina generale e del territorio perché chiaramente è una medicina più efficace nel territorio va a ridurre o evitare questo concetto ospedalo-centrico che non è tanto efficace quanto la nostra sanità meriterebbe.

I giovani medici chiedono quindi di potersi formare come specialisti, col l’abolizione dell’imbuto formativo che glielo impedisce. Ma cosa è l’imbuto formativo e cosa comporta? 

I giovani medici e gli studenti sono scesi in piazza col camice bianco e hanno protestato affinché si provi a cercare una soluzione definitiva all’imbuto formativo, uno dei mali che attanaglia la sanità a la formazione in Italia. Dei dati importanti sono quelli riferiti alla nostra regione: ogni anno 400-500 medici sardi devono necessariamente partire all’estero per poter completare la loro formazione, diventando specialisti a tutti gli effetti. Questa ovviamente è una situazione intollerabile che va cambiata, e l’unico modo  è quella di avviare una vera e propria riforma, che includa sia aspetti inerenti l’istruzione sia aspetti inerenti la sanità, perché la figura professionale del giovane medico alla fine è un ibrido: tra studente e lavoratore, e tra il suo essere specialista in salute e la sua necessità di istruzione; è quindi necessario intervenire con delle vere e proprie riforme. Questa situazione è talmente intollerabile che, anche quest’anno, il 22 di Settembre, quando ci sarà il test per le borse di scuole di specializzazione, migliaia  e migliaia di medici non troveranno un contratto di formazione specialistica e necessariamente dovranno partire all’estero per poterla completare.

Alcune stime non ufficiali dicono che al prossimo concorso per le borse di scuola di specializzazione si presenteranno 24.000 candidati a fronte di meno di 14.000 posti disponibili. Quindi circa 10.000 giovani medici rimarrebbero esclusi. Questa grave situazione, presente e futura, ha giustamente portato in piazza i giovani medici che hanno organizzato una mobilitazione permanente. Ma esattamente, come si sta gestendo questa mobilitazione, e che altri temi vengono affrontati?

La mobilitazione permanente iniziata il 29 maggio non è terminata, ma è continuata in varie modalità, come presidi, flash mob, incontri istituzionali locali e nazionali. Per quanto riguarda gli incontri istituzionali nazionali abbiamo incontrato il ministro Manfredi e il ministro Speranza; a livello locale siamo stato ricevuti al consiglio regionale da diverse forze politiche per lavorare insieme attraverso un tavolo di lavoro tematico riguardante la sanità e la formazione, in particolare per quanto riguarda l’aumento dei contratti di formazione specialistica regionali che effettivamente mostrano un aumento sostanziale, che però deve essere rivisto all’interno di correzioni e modifiche a seguito dell’impugnazione a livello nazionale di questa legge. Queste modifiche sono state approvate con l’approvazione il 1 luglio di una legge definitiva che prevede un aumento fino a 190  delle borse di formazione (o contratti di formazione specialistica) regionali,  con dei criteri basati sul territorio. Questo va ad aumentare del 600% i contratti di formazione specialistica regionali. È chiaro che se tutte le regioni d’Italia facessero questo sforzo economico, di sicuro la situazione sarebbe nettamente migliore, per quanto il nostro obiettivo a livello nazionale non sia semplicemente chiedere un aumento delle borse, ma la risoluzione definitiva dell’imbuto formativo.

Questo si può fare solo all’interno di un lavoro complesso, quindi attraverso una vera e propria riforma, che comprende, oltre alla risoluzione dell’imbuto formativo più punti, come ad esempio:

-una valorizzazione più importante della medicina del territorio (ovvero la medicina generale e i servizi di Continuità Assistenziale);

-analizzare il reale fabbisogno di specialisti per ogni specialità con l’istituzione di un Osservatorio Nazionale, che servirebbe anche ovviamente a livello regionale;

-l’importanza di valorizzare i contratti che si vanno a firmare;

Spesso, specialmente durante la pandemia, ci si è accorti che lo specializzando lavora più del doppio delle ore per cui è retribuito e per cui ha firmato, facendo ore extra e venendo in questo senso letteralmente “sfruttato”, talvolta dovendo anche assumersi delle responsabilità che sono superiori rispetto al suo contratto. Ci sono quindi tutta una serie di tematiche che sono incluse nella nostra protesta, facendo parte di tutti i nostri colloqui istituzionali.

Il fatto di essere riusciti ad  aprire un canale di comunicazione con le istituzioni è importante. Ma come stanno rispondendo?

Da parte delle istituzioni sia nazionali che regionali c’è consapevolezza del problema, in alcuni casi anche sensibilità verso queste tematiche e anche il riconoscimento di aver trovato in noi degli interlocutori seri, che oltre ad aver iniziato una mobilitazione ed una protesta hanno l’obiettivo di trovare delle soluzioni, portando quindi anche delle proposte. Si può collaborare, lavorare insieme e lo stiamo facendo. Bisogna trovare delle soluzioni perché la politica deve anche cercare di capire quanto sia importante investire nella formazione dei giovani medici italiani. Soprattutto questo periodo, il post-covid, deve essere sicuramente un momento in cui si analizza con molta lucidità come si è gestita la pandemia e quali sono state le lacune e le mancanze, che sono state molto evidenti, soprattutto in alcune regioni dove queste lacune sono state esacerbate da una programmazione  scadente. Il servizio sanitario nazionale italiano è uno dei migliori al mondo, ma non si può permettere dei passi indietro così rilevanti.

 

Il Dott. Fabio Vitiello ha senza dubbio chiarito in maniera esaustiva quanto questi giorni potrebbero essere cruciali. La specializzazione o la formazione specifica in medicina generale è requisito fondamentale per lavorare negli ospedali e sul territorio. Senza, migliaia di medici con una formazione a metà si dovranno arrangiare tra guardie mediche e sostituzioni, investendo migliaia di euro in corsi di preparazione al concorso. Oppure, più semplicemente, andranno all’estero, con il loro (carissimo) bagaglio di conoscenze.

Questi medici non sostituiranno mai quelli che nel frattempo vanno in pensione ad un ritmo vertiginoso, creando una voragine di competenze. Niente specialisti vuol dire più pazienti per medico, che vuol dire attese più lunghe e un servizio peggiore. Vuol dire che i piccoli centri funzioneranno sempre peggio, con i servizi essenziali ridotti all’osso o soppressi per mancanza di personale. Vuol dire che chi non è seguito nei piccoli andrà nei grandi centri, congestionandoli e rendendo impossibile un lavoro già difficile, facendo fuggire il poco personale rimasto. Vuol dire che non potendosi curare col pubblico, le persone si rivolgeranno al privato, facendo fiorire cliniche private e assicurazioni sanitarie.

Vuol dire lo smantellamento, pezzo per pezzo, di un Servizio incredibile, unico, che ci segue, letteralmente, dalla culla alla tomba, passando per ogni momento cruciale della nostra vita. Il Sistema Sanitario è di tutti e non è giusto rimanere fermi a guardarlo crollare, o aspettare la prossima pandemia.

Una svolta insperata quanto inattesa è però arrivata, almeno sul piano regionale. Il passaggio in aula delle proposte segnalate al Consiglio Regionale in Sardegna ha alla fine garantito quelle modifiche che richiedevano 190 contratti di formazione specialistica regionale. Le modifiche effettuate hanno generato soddisfazione tra i membri del movimento perché comporteranno quel  tanto auspicato incremento del 600% rispetto all’anno precedente. Questo risultato ha anche messo luce sull’operato che il lavoro di piazza e gli incontri istituzionali sono riusciti a concretizzare, anche se il problema dell’imbuto formativo non è stato risolto, ne a livello regionale ne a livello nazionale. Per questo la Mobilitazione non si arresta e guarda al panorama nazionale, sostenendo le altre realtà che lo necessitano. Si attende dunque di poter presentare una documentazione ufficiale all’interno di una conferenza Stato/Regioni, per sensibilizzare le istituzioni sempre di più e per raggiungere l’obiettivo più importante: l’abolizione dell’imbuto formativo con il raggiungimento del rapporto 1:1  fra candidati e borse di formazione specialistica, un contratto per il medico in formazione, con una formazione che sia uniformata, potenziando anche la medicina del territorio.

Questo resta l’appello accorato le istituzioni.

Salvando chi ci cura, salviamo noi stessi.

 

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