20 maggio 1970: lo Statuto dei lavoratori è legge

Molto spesso i nostri diritti vengono calpestati non perché non ci sia una legge che ci tuteli, ma perché quella legge noi non la conosciamo. 20 maggio del 1970: una data storica per l’Italia, anche se sono in pochi a ricordarlo. In quel giorno viene promulgata la legge 20 maggio 1970 n°300 che, per l’importanza che riveste, verrà conosciuta come lo Statuto dei Lavoratori. La legge sconvolse il mondo delle relazioni fra datori di lavoro e dipendenti, riformando i rapporti di lavoro.

Nel secondo dopoguerra la normativa in tema di lavoro era insufficiente e lacunosa: nei primi anni del Novecento compaiono la fissazione di limiti minimi di età per il lavoro minorile in cave e miniere e il limite massimo della durata della giornata lavorativa di 12 ore per le donne e di 11 per i bambini. Prima dell’avvento del fascismo, erano garantiti, anche se a precise condizioni, il diritto di associazione sindacale e quello di sciopero.

Negli anni cinquanta e sessanta, l’economia smise d’essere trainata dall’agricoltura e l’Italia si trasformò da paese rurale in un paese industriale. Le allora recenti innovazioni tecnologiche in campo agricolo e i sempre maggiori costi di produzione resero disoccupati milioni di braccianti agricoli che, nel giro di poco tempo, ingrossarono le fila della manodopera a basso costo. Iniziarono così le ondate di migrazione interna dal sud del paese verso il ricco nord.

Prima della promulgazione dello Statuto dei lavoratori vi era dunque un’oggettiva sproporzione dei rapporti di forza fra i lavoratori dipendenti e i loro datori di lavoro, i quali godevano della piena discrezionalità in materia di assunzione e di licenziamento. Basti pensare che, per una legge che vieti il licenziamento di una donna in caso di matrimonio, si dovrà attendere il 1960.

La fine degli anni ’60 ha portato una nuova presa di coscienza della classe lavoratrice. Come ammesso da Gino Giugni, parlamentare socialista e fra i padri del disegno di legge, definì lo statuto “il frutto di una felice congiunzione tra la cultura giuridica e il movimento di massa”. Fu però lo storico e carismatico leader della CGIL Giuseppe Di Vittorio, nel secondo dopoguerra, il primo a sottolineare la necessità di creare uno Statuto dei lavoratori. Molti dei diritti acquisiti negli anni cinquanta e sessanta (come il diritto di sciopero, la libertà di organizzazione sindacale e politica) venivano disattesi. Era prassi, per alcune aziende, l’assunzione di personale addetto alla sorveglianza dei dipendenti per ricavarne informazioni famigliari, sul loro stato di salute, su convinzioni politiche e religiose. Vi furono parecchi casi in cui il lavoro nelle fabbriche e nei campi veniva sorvegliato da guardie armate. In questo contesto, la magistratura poté far poco. Vi furono infatti sentenze contraddittorie, poiché i tribunali si trovarono a gestire figure nuove con un corpus di leggi che non rispecchiava più la realtà del tempo. La necessità di una legge che regolamentasse i rapporti fra datori di lavoro e i loro dipendenti non era più rimandabile.

Il disegno di legge fu proposto dal ministro del Lavoro socialista Giacomo Brodolini, ex sindacalista, che affidò ad una commissione di esperti, presieduta da Gino Giugni, il compito di produrre il testo di questa legge rivoluzionaria.

L’iter della legge durò quasi un anno. Il 24 giugno del 1969 il testo contenente le ”Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento” venne presentato in consiglio dei ministri, l’11 dicembre fu approvato dal Senato e il 14 maggio dalla Camera. Votarono a favore la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano e il Partito Socialista Democratico Italiano, il Partito Repubblicano e il Partito Liberale.  Il Movimento Sociale Italiano e il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria si astennero. Si astenne anche il Partito Comunista d’Italia, pur apprezzando la legge, “per sottolineare le serie lacune della legge e l’impegno a urgenti iniziative che rispecchino la realtà della fabbrica” (L’Unità, 15 maggio 1970).

Ultimamente lo Statuto dei lavoratori è salito alla ribalta delle cronache esclusivamente per l’articolo 18, quello che disciplinava il reintegro in azienda del lavoratore licenziato senza giusta causa, e la conoscenza dei più sullo Statuto si limita a questo. La potenza dello Statuto dei lavoratori va però ben oltre: il primo articolo  sancisce il diritto dei lavoratori di manifestare liberamente il proprio pensiero nel rispetto della Costituzione anche sul luogo di lavoro, il quinto articolo vieta al datore di lavoro di chiedere e ottenere informazioni sul nostro stato di salute, l’ottavo articolo vieta indagini su opinioni politiche. Molto spesso i nostri diritti vengono calpestati non perché non ci sia una legge che ci tuteli, ma perché quella legge noi non la conosciamo. Ed è per questo che riportiamo qui seguito, integralmente, la legge 20 maggio 1974 n°300: lo Statuto dei lavoratori.

LEGGE 20 maggio 1970, n. 300 

Norme sulla tutela della liberta’ e dignita’ dei lavoratori, della liberta’ sindacale e dell’attivita’ sindacale, nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento. (GU Serie Generale n.131 del 27-05-1970)

TITOLO I
DELLA LIBERTA’ E DIGNITA’ DEL LAVORATORE

Art. 1.

Libertà di opinione

I  lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di  fede  religiosa,  hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera,  di  manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge.

 

Art. 2.

Guardie giurate

 Il  datore di lavoro può impiegare le guardie particolari giurate, di  cui  agli  articoli  133 e seguenti del testo unico approvato con regio decreto 18  giugno 1931, n. 773, soltanto per scopi di tutela del patrimonio aziendale. Le  guardie  giurate non possono contestare ai lavoratori azioni o fatti  diversi  da  quelli  che  attengono alla tutela del patrimonio aziendale. È fatto  divieto  al  datore  di lavoro di adibire alla vigilanza sull’attività  lavorativa le guardie di cui al primo comma, le quali non  possono  accedere  nei  locali  dove  si  svolge tale attività, durante  lo  svolgimento  della  stessa,  se  non eccezionalmente per specifiche  e  motivate esigenze attinenti ai compiti di cui al primo comma,  in  caso  di inosservanza da parte di una guardia particolare giurata delle disposizioni di cui al presente articolo, l’Ispettorato del  lavoro  ne  promuove  presso  il  questore  la  sospensione  dal servizio, salvo il provvedimento di revoca della licenza da parte del prefetto nei casi più gravi.

 

Art. 3.

Personale di vigilanza

I  nominativi  e  le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza  dell’attività  lavorativa  debbono  essere  comunicati ai lavoratori interessati.

 

Art. 4.

Impianti audiovisivi

È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano  richiestida esigenze organizzative e produttive  ovvero  dalla  sicurezza  del lavoro, ma dai quali derivi anche la  possibilità  di  controllo  a distanza dell’attività dei  lavoratori,  possono essere  installati soltanto previo accordo con le  rappresentanze  sindacali  aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede  l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità  per  l’uso  di  tali impianti. Per gli impianti e le apparecchiature esistenti, che rispondano alle caratteristiche di cui al secondo comma del  presente  articolo, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o con la commissione interna, l’Ispettorato del lavoro  provvede  entro un  anno dall’entrata  in  vigore della presente legge, dettando all’occorrenza le prescrizioni per l’adeguamento e  le  modalità  di uso degli impianti suddetti. Contro i provvedimenti  dell’Ispettorato  del  lavoro,  di  cui  ai precedenti  secondo  e  terzo  comma,  il  datore   di   lavoro,   le rappresentanze sindacali aziendali  o,  in  mancanza  di  queste,  la commissione interna, oppure i sindacati  dei  lavoratori  di  cui  al successivo  art.  19  possono  ricorrere,  entro  30   giorni   dalla comunicazione del provvedimento, al  Ministro  per  il  lavoro  e  la previdenza sociale.

 

Art. 5.

Accertamenti sanitari

Sono  vietati  accertamenti  da  parte  del  datore di lavoro sulla idoneità e sulla infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente. Il controllo delle assenze per infermità può essere effettuato soltanto attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti,  i  quali sono  tenuti  a  compierlo quando il datore dilavoro lo richieda. Il  datore di lavoro  ha facoltà di far controllare la idoneità fisica del  lavoratore  da parte  di  enti  pubblici  ed  istituti specializzati di diritto pubblico.

 

Art. 6.

Visite personali di controllo

Le  visite  personali  di  controllo  sul  lavoratore  sono vietate fuorché  nei  casi  in cui siano indispensabili ai fini della tutela del  patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumentidi lavoro o delle materie prime o dei prodotti. In  tali  casi  le  visite personali potranno essere effettuate soltanto  a  condizione che  siano eseguite all’uscita dei luoghi di lavoro, che  siano  salvaguardate la dignità e la riservatezza dellavoratore e che avvengano con l’applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori. Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali, nonché,  ferme  restando  le  condizioni di cui al secondo comma del presente  articolo,  le  relative modalità debbono essere concordate dal  datore  di  lavoro  con  le  rappresentanze  sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di  accordo,  su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro. Contro  i  provvedimenti  dell’Ispettorato  del  lavoro  di  cui al precedente comma, il  datore di lavoro, le rappresentanze sindacali aziendali  o, in mancanza di queste, la commissione interna, oppure i sindacati  dei  lavoratori  di  cui al successivo articolo 19 possono ricorrere, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale.

 

Art. 7.

Sanzioni disciplinari

Le norme disciplinari relative alle sanzioni,  alle  infrazioni  in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata  ed  alle procedure di contestazione delle  stesse,  devono  essere  portate  aconoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare  quanto  in  materia  è stabilito  da accordi e contratti di lavoro ove esistano. Il  datore  di  lavoro  non  può  adottare   alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo  sentito  a  suadifesa.  Il  lavoratore  potrà  farsi  assistere   da   un   rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato. Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n.  604, non possono essere  disposte  sanzioni  disciplinari  che  comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro;  inoltre  la  multa  non può essere disposta per un importo superiore  a  quattro  ore  della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla  retribuzione per più di dieci giorni. In ogni caso,  i  provvedimenti  disciplinari  più   gravi   del rimprovero verbale, non possono  essere  applicati  prima  che  siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per  iscritto  del  fatto che vi ha dato causa. Salvo analoghe  procedure  previste  dai  contratti  collettivi  di lavoro e ferma restando la facoltà di adire l’autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione  disciplinarepuò  promuovere,  nei  venti giorni  successivi,  anche  per  mezzo dell’associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca  mandato, la costituzione, tramite l’ufficio provinciale  del  lavoro  e  della massima occupazione, di un collegio di  conciliazione  ed  arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da  un  terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto  di  accordo,  nominato dal direttore dell’ufficio del lavoro. La sanzione disciplinare restasospesa fino alla pronuncia da parte del collegio. Qualora il datore  di  lavoro  non  provveda,  entro  dieci  giorni dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui  al  comma  precedente,  lasanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di  lavoro  adisce l’autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa  fino alla definizione del giudizio. Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.

 

Art. 8.

Divieto di indagini sulle opinioni

È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel  corso  dello  svolgimento  del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religioseo  sindacali  del  lavoratore, nonché’ su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.

 

Art. 9.

Tutela della salute e dell’integrità fisica

I  lavoratori,  mediante  loro  rappresentanze,  hanno  diritto  di controllare l’applicazione  delle  norme  per  la  prevenzione degli infortuni  e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica.

 

Art. 10.

Lavoratori studenti

I  lavoratori  studenti,  iscritti e frequentanti corsi regolari di studio   in   scuole   di   istruzione   primaria,  secondaria  e  di qualificazione professionale,   statali,  pareggiate  o  legalmentericonosciute  o  comunque abilitate  al rilascio di titoli di studio legali, hanno diritto a turni di lavoro che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione agli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinario o durante i riposi settimanali.I  lavoratori  studenti,  compresi  quelli universitari, che devono sostenere  prove  di  esame,  hanno  diritto  a  fruire  di  permessi giornalieri retribuiti. Il   datore   di  lavoro  potrà  richiedere  la  produzione  delle certificazioni necessarie all’esercizio dei diritti di cui al primo e secondo comma.

 

Art. 11.

Attività culturali, ricreative e assistenziali

Le   attività  culturali,  ricreative  ed  assistenziali  promosse nell’azienda  sono  gestite  da  organismi  formati a maggioranza dai rappresentanti dei lavoratori.

 

Art. 12.

Istituti di patronato

Gli istituti di patronato e di assistenza sociale, riconosciuti dal Ministero  del  lavoro  e della previdenza sociale, per l’adempimento dei  compiti di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato  29 luglio 1947, n. 804, hanno diritto di svolgere, su un piano di  parità,  la  loro attività all’interno dell’azienda, secondo le modalità da stabilirsi con accordi aziendali.

 

Art. 13.

Mansioni del lavoratore

L’articolo 2103 del codice civile è sostituito dal seguente: “Il  prestatore  di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali  è  stato  assunto  o  a  quelle corrispondenti alla categoria superiore  che  abbia  successivamente  acquisito  ovvero  a mansioniequivalenti   alle   ultime   effettivamente   svolte,  senza  alcuna diminuzione  della  retribuzione. Nel caso di assegnazione a mansioni superiori  il  prestatore  ha  diritto  al trattamento corrispondente all’attività svolta, e l’assegnazione stessa diviene definitiva, ove la  medesima  non  abbia  avuto  luogo per sostituzione di lavoratore assente  con  diritto  alla  conservazione del posto, dopo un periodo fissato  dai  contratti  collettivi,  e  comunque non superiore a tre mesi.  Egli  non  può  essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra  se  non  per  comprovate  ragioni tecniche, organizzative e produttive.Ogni patto contrario è nullo”.

 

TITOLO II
DELLA LIBERTA’ SINDACALE

Art. 14.

Diritto di associazione e di attività sindacale

Il  diritto  di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere  attività  sindacale,  è  garantito  a  tutti i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro.

 

Art. 15.

Atti discriminatori

È nullo qualsiasi patto od atto diretto a:   

  1. subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte;
  2. licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni,   nei   trasferimenti,  nei  provvedimenti disciplinari,  o  recargli  altrimenti  pregiudizio a causa della suaaffiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero. Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica o religiosa.

 

Art. 16.

Trattamenti economici collettivi discriminatori

È vietata  la  concessione  di  trattamenti  economici di maggior favore aventi carattere discriminatorio a mente dell’articolo 15. Il  pretore,  su  domanda dei lavoratori nei cui confronti è stata attuata  la discriminazione di  cui  al  comma  precedente  o delle associazioni   sindacali   alle  quali questi  hanno  dato  mandato,accertati  i  fatti,  condanna  il  datore  di lavoro al pagamento, a favore  del fondo adeguamento pensioni, di una somma pari all’importo dei   trattamenti   economici   di  maggior  favore illegittimamente corrisposti nel periodo massimo di un anno.

Art. 17.

Sindacati di comodo

È fatto divieto ai datori di lavoro e alle associazioni di datori di lavoro di  costituire o sostenere,  con  mezzi  finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori.  

 

Art. 18.

Reintegrazione nel posto di lavoro

Ferma   restando   l’esperibilità   delle    procedure    previste dall’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il  giudice,  con la sentenza con cui dichiara inefficace  il  licenziamento  ai  sensi dell’articolo 2 della  legge predetta o annulla  il  licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne  dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito  per  il licenziamento di  cui  sia  stata   accertata la inefficacia o l’invalidità a norma del comma precedente. In ogni caso,  la  misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque  mensilità  di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all’articolo  2121 del codice civile.  Il  datore  di  lavoro  che  non  ottempera  alla sentenza di cui al comma precedente è tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le retribuzioni dovutegli in  virtù del  rapporto  di lavoro  dalla  data  della  sentenza  stessa  fino  a  quella   della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal  ricevimento dell’invito del datore di  lavoro  non  abbia  ripreso  servizio,  il rapporto si intende risolto. La sentenza pronunciata nel giudizio  di  cui  al  primo  comma  è provvisoriamente esecutiva. Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori  di  cui  all’articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del  sindacato  cui  questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado  del giudizio di merito,  può  disporre  con  ordinanza,  quando  ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal  datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.  L’ordinanza di cui al comma precedente può essere  impugnata  con reclamo immediato  al  giudice  medesimo  che  l’ha  pronunciata.  Si applicano le disposizioni dell’articolo 178, terzo, quarto, quinto  e sesto comma del codice di procedura civile.  L’ordinanza può essere revocata con  la  sentenza  che  decide  la causa. Nell’ipotesi di licenziamento dei lavoratori  di  cui  all’articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla  sentenza  di  cui  al primo  comma  ovvero  all’ordinanza  di  cui  al  quarto  comma,  non impugnata o confermata dal giudice che l’ha  pronunciata,  è  tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a  favore  del  Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all’importo della retribuzione dovuta al lavoratore.   

 

Art. 19.

Costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali

Rappresentanze  sindacali  aziendali  possono  essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell’ambito:   

  1. delle  associazioni aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
  2. delle  associazioni  sindacali,  non  affiliate alle predette confederazioni,   che   siano   firmatarie  di  contratti  collettivi nazionali o provinciali di lavoro applicati nell’unità produttiva. Nell’ambito di aziende con più unità produttive le rappresentanze sindacali possono istituire organi di coordinamento.

 

Art. 20.

Assemblea

I  lavoratori hanno diritto di riunirsi, nella unità produttiva in cui  prestano  la  loro  opera,  fuori dell’orario di lavoro, nonché durante  l’orario  di  lavoro,  nei limiti di dieci ore annue, per le quali verrà corrisposta la normale retribuzione. Migliori condizioni possono essere stabilite dalla contrattazione collettiva.Le  riunioni – che possono riguardare la generalità dei lavoratori o  gruppi  di  essi  –  sono indette, singolarmente o congiuntamente, dalle  rappresentanze sindacali aziendali nell’unità produttiva, con ordine  del  giorno  su materie di interesse sindacale e del lavoro e secondo  l’ordine  di  precedenza  delle  convocazioni, comunicate al datore di lavoro.Alle  riunioni  possono  partecipare, previo preavviso al datore di lavoro,   dirigenti  esterni  del  sindacato  che  ha  costituito  la rappresentanza sindacale aziendale. Ulteriori  modalità  per  l’esercizio  del  diritto  di  assemblea possono  essere  stabilite  dai contratti collettivi di lavoro, ancheaziendali.

 

Art. 21.(Referendum) Il  datore  di  lavoro  deve  consentire  nell’ambito  aziendale lo svolgimento, fuori dell’orario di lavoro, di referendum, sia generali che  per  categoria,  su  materie  inerenti  all’attività sindacale,indetti   da  tutte  le  rappresentanze  sindacali  aziendali  tra  i lavoratori,  con  diritto  di  partecipazione  di  tutti i lavoratori appartenenti  alla unità produttiva e alla categoria particolarmente interessata.Ulteriori  modalità  per  lo  svolgimento  del  referendum possono essere stabilite dai contratti collettivi di lavoro anche aziendali.

 

Art. 22.

Trasferimento dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali

Il trasferimento dall’unità  produttiva dei  dirigenti delle rappresentanze  sindacali aziendali di cui al precedente articolo 19, dei  candidati  e  dei  membri  di  commissione  interna  può essere disposto  solo  previo  nulla  osta delle  associazioni sindacali di appartenenza.Le  disposizioni  di  cui  al  comma precedente ed ai commi quarto, quinto,  sesto e settimo dell’articolo 18 si applicano sino alla fine del  terzo  mese  successivo  a  quello  in  cui  è  stata eletta la commissione  interna per i candidati nelle elezioni della commissione stessa  e  sino  alla  fine  dell’anno  successivo a quello in cui è cessato l’incarico per tutti gli altri.  

 

Art. 23.

Permessi retribuiti

I dirigenti  delle  rappresentanze  sindacali  aziendali  di  cui all’articolo 19 hanno diritto, per l’espletamento del loro mandato, a permessi retribuiti. Salvo  clausole  più favorevoli dei contratti collettivi di lavoro hanno diritto ai permessi di cui al primo comma almeno:

  1. un  dirigente per ciascuna rappresentanza sindacale aziendale nelle  unità  produttive  che  occupano  fino a 200 dipendenti della categoria per cui la stessa è organizzata;
  2. un  dirigente  ogni  300  o  frazione  di  300 dipendenti per ciascuna  rappresentanza sindacale aziendale nelle unità produttive che  occupano  fino  a  3.000  dipendenti  della categoria per cui lastessa è organizzata;
  3. un  dirigente  ogni  500  o  frazione di 500 dipendenti della categoria   per   cui  è  organizzata  la  rappresentanza  sindacale aziendale nelle unità produttive di maggiori dimensioni, in aggiunta al numero minimo di cui alla precedente lettera b).

I  permessi  retribuiti  di  cui  al presente articolo non potranno essere inferiori a otto ore mensili nelle aziende di cui alle lettere b)  e c) del comma precedente; nelle aziende di cui alla lettera a) ipermessi  retribuiti non potranno essere inferiori ad un’ora all’anno per ciascun dipendente. Il lavoratore  che  intende  esercitare il diritto di cui al primo comma deve darne comunicazione scritta al datore di lavoro di regola 24 ore prima, tramite le rappresentanze sindacali aziendali.

 

Art. 24.

Permessi non retribuiti

I dirigenti  sindacali  aziendali  di  cui  all’articolo  23 hanno diritto  a permessi non retribuiti per la partecipazione a trattative sindacali o a congressi e convegni di natura sindacale, in misura non inferiore a otto giorni all’anno.I  lavoratori  che  intendano esercitare il diritto di cui al comma precedente  devono darne comunicazione scritta al datore di lavoro di regola tre   giorni  prima,  tramite  le  rappresentanze  sindacali aziendali.

 

Art. 25.

Diritto di affissione

Le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi  spazi,  che  il  datore  di  lavoro  ha  l’obbligo  di predisporre  in luoghi  accessibili a tutti i lavoratori all’interno dell’unità  produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro.

 

Art. 26.

Contributi sindacali

I  lavoratori hanno diritto di raccogliere contributi e di svolgere opera di   proselitismo per   le  loro  organizzazioni  sindacali all’interno dei  luoghi  di  lavoro, senza  pregiudizio del normale svolgimento dell’attività aziendale. Le associazioni sindacali dei  lavoratori hanno diritto di percepire, tramite ritenuta sul salario, i contributi sindacali che i lavoratori  intendono  loro  versare,  con  modalità  stabilite  dai contratti  collettivi  di  lavoro, che garantiscano la segretezza del versamento effettuato dal lavoratore  a  ciascuna  associazione sindacale. Nelle  aziende  nelle quali il rapporto di lavoro non e regolato da contratti  collettivi,  il  lavoratore  ha  diritto  di  chiedere  il versamento del contributo sindacale all’associazione da lui indicata.  

 

Art. 27

Locali delle rappresentanze sindacali aziendali

Il  datore  di  lavoro  nelle  unità  produttive  con  almeno  200 dipendenti  pone  permanentemente a disposizione delle rappresentanze sindacali  aziendali,  per l’esercizio delle loro funzioni, un idoneolocale  comune  all’interno della unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.Nelle  unità  produttive  con un numero inferiore di dipendenti le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di usufruire, ove ne facciano richiesta, di un locale idoneo per le loro riunioni.  

 

TITOLO IV
DISPOSIZIONI VARIE E GENERALI

Art. 28.

Repressione della condotta antisindacale

Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad  impedire  o limitare l’esercizio della libertà e della attività sindacale nonché del diritto di sciopero, su ricorso degli organismi locali delle associazioni  sindacali  nazionali  che  vi  abbiano interesse, il   pretore  del  luogo  ove  è  posto  in  essere  il comportamento  denunziato,  nei  due  giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la  violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con  decreto  motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione delcomportamento illegittimo e la rimozione degli effetti. L’efficacia esecutiva  del  decreto  non può essere revocata fino alla sentenza con cui il tribunale definisce il giudizio instaurato a norma del comma successivo. Contro  il  decreto  che  decide  sul  ricorso è ammessa, entro 15 giorni  dalla  comunicazione  del  decreto  alle  parti,  opposizione davanti   al   tribunale   che  decide  con  sentenza  immediatamente esecutiva.Il  datore  di lavoro che non ottempera al decreto, di cui al primo comma,  o  alla  sentenza  pronunciata nel giudizio di opposizione è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale.L’autorità  giudiziaria  ordina  la  pubblicazione  della sentenza penale  di  condanna  nei  modi stabiliti dall’articolo 36 del codice penale.  

 

Art. 29.

Fusione delle rappresentanze sindacali aziendali

Quando le rappresentanze sindacali aziendali di cui all’articolo 19 si  siano  costituite nell’ambito di due o più delle associazioni di cui  alle  lettere  a)  e  b) del primo comma dell’articolo predetto, nonché nella ipotesi di fusione di più rappresentanze sindacali, i limiti   numerici  stabiliti  dall’articolo  23,  secondo  comma,  si intendono   riferiti   a   ciascuna   delle   associazioni  sindacali unitariamente rappresentate nella unità produttiva. Quando  la formazione di rappresentanze sindacali unitarie consegua alla fusione delle associazioni di cui alle lettere a) e b) del primo comma  dell’articolo  19, i limiti numerici della tutela accordata ai dirigenti di rappresentanze sindacali aziendali, stabiliti in applicazione dell’articolo 23, secondo comma, ovvero del primo comma del presente articolo restano immutati.  

 

Art. 30.

Permessi per i dirigenti provinciali e nazionali

I componenti degli organi direttivi, provinciali e nazionali, delle associazioni   di  cui  all’articolo  19  hanno  diritto  a  permessi retribuiti,  secondo  le  norme  dei  contratti  di  lavoro,  per  la partecipazione alle riunioni degli organi suddetti.  

 

Art. 31.

Aspettativa  dei lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive o a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali

I lavoratori che siano eletti membri del Parlamento nazionale o di assemblee regionali ovvero siano chiamati ad altre funzioni pubbliche elettive  possono,  a  richiesta, essere collocati in aspettativa non retribuita, per tutta la durata del loro mandato.La  medesima  disposizione  si  applica  ai  lavoratori  chiamati a ricoprire cariche sindacali provinciali e nazionali. I   periodi   di  aspettativa  di  cui  ai  precedenti  commi  sono considerati utili,   a  richiesta  dell’interessato,  ai  fini  del riconoscimento  del diritto e della determinazione della misura dellapensione a carico della assicurazione generale obbligatoria di cui al regio  decreto-legge  4 ottobre 1935, n. 1827, e successive modifiche ed  integrazioni,  nonché  a carico di enti, fondi, casse e gestioni per  forme obbligatorie di previdenza sostitutive della assicurazione predetta, o che ne comportino comunque l’esonero. Durante   i  periodi  di  aspettativa  l’interessato,  in  caso  di malattia, conserva   il  diritto  alle  prestazioni  a  carico  dei competenti enti preposti alla erogazione delle prestazioni medesime. Le  disposizioni di cui al terzo e al quarto comma non si applicano qualora  a  favore  dei lavoratori siano previste forme previdenziali per   il  trattamento  di  pensione  e  per  malattia,  in  relazione all’attività espletata durante il periodo di aspettativa.

 

Art. 32.

Permessi ai lavoratori chiamati a funzioni pubbliche elettive

I   lavoratori   eletti  alla  carica  di  consigliere  comunale  o provinciale che non chiedano di essere  collocati in aspettativa sono, a loro richiesta, autorizzati ad assentarsi dal servizio per il tempo strettamente  necessario all’espletamento del mandato, senza alcuna decurtazione della retribuzione. I lavoratori eletti alla carica di sindaco o di assessore comunale, ovvero   di   presidente   di   giunta  provinciale  o  di  assessore provinciale,  hanno  diritto  anche  a permessi non retribuiti per un minimo di trenta ore mensili.  

 

TITOLO V
NORME SUL COLLOCAMENTO 

Art. 33.

Collocamento

La  commissione  per  il collocamento, di cui all’articolo 26 della legge  29 aprile 1949, n. 264, è costituita obbligatoriamente presso le sezioni zonali, comunali e frazionali degli Uffici provinciali dellavoro e della massima occupazione, quando ne facciano richiesta leorganizzazioni sindacali dei lavoratori più rappresentative. Alla  nomina  della  commissione provvede il direttore dell’Ufficio provinciale  del  lavoro  e  della massima occupazione, il quale, nel richiedere  la  designazione  dei rappresentanti dei lavoratori e dei datori  di  lavoro, tiene conto del grado di rappresentatività delle organizzazioni sindacali  e  assegna  loro  un termine di 15 giorni, decorso il quale provvede d’ufficio. La  commissione  è  presieduta dal dirigente della sezione zonale, comunale,  frazionale,  ovvero  da  un  suo  delegato,  e  delibera a maggioranza  dei  presenti.  In  caso  di parità prevale il voto del presidente. La commissione  ha  il  compito  di  stabilire  e  di  aggiornare periodicamente  la  graduatoria  delle precedenze per l’avviamento al lavoro,  secondo  i  criteri  di cui al quarto comma dell’articolo 15della legge 29 aprile 1949, n. 264. Salvo  il  caso  nel  quale sia ammessa la richiesta nominativa, la sezione  di  collocamento,  nella scelta del lavoratore da avviare al lavoro, deve uniformarsi alla graduatoria di cui al comma precedente, che deve essere esposta al pubblico presso la sezione medesima e deve essere  aggiornata  ad  ogni chiusura dell’ufficio con la indicazione degli avviati. Devono  altresì  essere esposte al pubblico le richieste numeriche che pervengono dalle ditte.La  commissione ha anche il compito di rilasciare il nulla osta per l’avviamento  al  lavoro ad accoglimento di richieste nominative o di quelle  di  ogni  altro  tipo  che  siano  disposte dalle leggi o dai contratti di lavoro. Nei  casi  di  motivata  urgenza, l’avviamento è provvisoriamente autorizzato dalla  sezione di collocamento e deve essere convalidato dalla  commissione  di cui al primo comma del presente articolo entro dieci giorni.Dei  dinieghi di avviamento al lavoro per richiesta nominativa deve essere data motivazione scritta su apposito verbale in duplice copia, una  da  tenere presso la sezione di collocamento e l’altra presso il direttore  dello  Ufficio  provinciale del  lavoro. Tale motivazione scritta  deve  essere  immediatamente  trasmessa  al datore di lavoro richiedente. Nel  caso  in  cui  la commissione neghi la convalida ovvero non si pronunci  entro  venti  giorni  dalla  data  della  comunicazione  di avviamento,  gli  interessati  possono inoltrare ricorso al direttore dell’Ufficio   provinciale   del  lavoro,  il  quale  decide  in  via definitiva,  su conforme parere della commissione di cui all’articolo 25 della legge 29 aprile 1949, n. 264. I  turni  di  lavoro  di  cui all’articolo 16 della legge 29 aprile 1949,  n.  264,  sono  stabiliti  dalla  commissione e in nessun caso possono essere modificati dalla sezione.Il  direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro annulla d’ufficio i provvedimenti di avviamento e di diniego di avviamento al lavoro in contrasto  con  le  disposizioni  di  legge.  Contro le decisioni del direttore  dell’Ufficio  provinciale del lavoro è ammesso ricorso al Ministro per il lavoro e la previdenza sociale. Per  il  passaggio  del  lavoratore dall’azienda  nella  quale  è occupato   ad  un’altra  occorre  il  nulla  osta della  sezione  di collocamento competente. Ai  datori di  lavoro che non assumono i lavoratori per il tramite degli  uffici di collocamento, sono applicate le sanzioni previste dall’articolo 38 della presente legge. Le norme contenute nella legge 29 aprile 1949, n. 264, rimangono in vigore in quanto non modificate dalla presente legge.

 

Art. 34.

Richieste nominative di manodopera

A  decorrere  dal  novantesimo  giorno dall’entrata in vigore della presente  legge,  le richieste nominative di manodopera da avviare al lavoro  sono  ammesse  esclusivamente  per  i  componenti  del nucleo familiare  del  datore  di lavoro, per i lavoratori di concetto e per gli  appartenenti  a  ristrette  categorie  di  lavoratori  altamente specializzati, da stabilirsi con decreto del Ministro per il lavoro e la  previdenza  sociale,  sentita la commissione centrale di cui alla legge 29 aprile 1949, n. 264.  

 

TITOLO VI
DISPOSIZIONI FINALI E PENALI                             

Art. 35.

Campo di applicazione

Per   le   imprese   industriali  e  commerciali,  le  disposizioni dell’articolo  18  e  del  titolo  III,  ad eccezione del primo comma dell’articolo  27, della presente legge si applicano a ciascuna sede, stabilimento,  filiale, ufficio o reparto autonomo che occupa più di quindici dipendenti. Le stesse disposizioni si applicano alle imprese agricole che occupano più di cinque dipendenti.Le  norme suddette si applicano, altresì, alle imprese industriali e  commerciali  che  nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici  dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale  occupano  più  di  cinque dipendenti anche se ciascuna unità  produttiva,  singolarmente  considerata,  non  raggiunge tali limiti. Ferme  restando le norme di cui agli articoli 1, 8, 9, 14, 15, 16 e 17,  i  contratti  collettivi  di  lavoro  provvedono ad applicare i principi  di  cui alla presente legge alle imprese di navigazione per il personale navigante.

 

Art. 36.

Obblighi dei titolari  di  benefici  accordati  dallo  Stato e degli appaltatori di opere pubbliche

Nei  provvedimenti  di  concessione  di benefici accordati ai sensi delle  vigenti  leggi  dallo  Stato  a  favore  di  imprenditori  che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata e nei capitolati  di  appalto  attinenti all’esecuzione di opere pubbliche, deve essere inserita la clausola esplicita determinante l’obbligo per il  beneficiario  o  appaltatore  di applicare o di far applicare nei confronti dei lavoratori dipendenti condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona. Tale  obbligo deve essere osservato sia nella fase di realizzazione degli  impianti  o delle opere che in quella successiva, per tutto il tempo  in cui l’imprenditore beneficia delle agevolazioni finanziarie e creditizie concesse dallo Stato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge. Ogni infrazione al  suddetto obbligo che  sia accertata dall’Ispettorato del  lavoro  viene comunicata  immediatamente  ai Ministri  nella cui amministrazione sia stata disposta la concessionedel beneficio o dell’appalto. Questi  adotteranno  le  opportune determinazioni, fino alla revoca del  beneficio, e nei casi più gravi o nel caso di recidiva potranno decidere  l’esclusione  del  responsabile, per un tempo fino a cinque anni,  da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero da qualsiasi appalto. Le  disposizioni  di  cui  ai  commi  precedenti si applicano anche quando  si  tratti di agevolazioni finanziarie o creditizie ovvero di appalti  concessi da enti pubblici, ai quali l’Ispettorato del lavoro comunica direttamente le infrazioni per l’adozione delle sanzioni.  

 

Art. 37.

Applicazione ai dipendenti da enti pubblici

Le disposizioni della presente legge si applicano anche ai rapporti di  lavoro  e di impiego dei dipendenti da enti pubblici che svolgono esclusivamente o prevalentemente attività economica. Le disposizioni della presente legge si applicano altresì ai rapporti di impiego dei dipendenti  dagli  altri  enti  pubblici,  salvo  che  la materia sia diversamente regolata da norme speciali.  

Art. 38.

Disposizioni penali

Le  violazioni  degli  articoli  2,  4,  5, 6, 8 e 15, primo comma, lettera  a),  sono  punite,  salvo  che il fatto non costituisca più grave reato,  con  l’ammenda da lire 100.000 a lire un milione o con l’arresto da 15 giorni ad un anno. Nei  casi  più  gravi  le  pene  dell’arresto  e dell’ammenda sono applicate congiuntamente. Quando,  per  le condizioni economiche del reo, l’ammenda stabilita nel  primo  comma  può  presumersi inefficace anche se applicata nel massimo, il giudice ha facoltà di aumentarla fino al quintuplo. Nei casi previsti dal secondo comma, l’autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall’articolo 36 del codice penale.

 

Art. 39.

Versamento delle ammende al Fondo adeguamento pensioni

L’importo  delle  ammende  è versato al Fondo adeguamento pensioni dei lavoratori.  

 

Art. 40.

Abrogazione delle disposizioni contrastanti

Ogni  disposizione  in  contrasto  con  le  norme  contenute  nella presente legge è abrogata. Restano  salve  le  condizioni  dei  contratti  collettivi  e degli accordi sindacali più favorevoli ai lavoratori.

 

Art. 41.

Esenzioni fiscali

Tutti  gli  atti  e  documenti  necessari  per  la attuazione della presente  legge e per l’esercizio dei diritti connessi, nonché tutti gli  atti  e  documenti  relativi  ai  giudizi  nascenti  dalla  sua applicazione sono esenti da bollo, imposte di registro o di qualsiasi altra specie e da tasse.  La  presente  legge,  munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella  Raccolta  ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.  

Data a Roma, addì 20 maggio 1970

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